7 ottobre 2009
Sostenibilità: forse non è la parola giusta
Libertè egalitè fraternitè. A più di due secoli dalla loro proclamazione, questi valori, assunti dall’essenza del cristianesimo, sono ormai (quasi) universalmente riconosciti dall’umanità contemporanea.
Eppure è un dato di fatto come non si sia ancora riusciti a concretizzare una struttura sociale che si fondi, con successo, sulla loro contemporanea applicazione. Dei tre, almeno uno viene, quanto meno, mortificato dal compimento degli altri due.
Così pare confermare la Storia dell’ultimo secolo e le vicende che scuotono tuttora le due prevalenti visioni dell’organizzazione sociale, politica ed economica.
La libertà non convive con l’uguaglianza e la solidarietà.
L’uguaglianza e la solidarietà si realizzano a discapito della libertà.
A questa manifesta idiosincrasia tra i tre valori fondamentali è imputabile la maggior parte dei conflitti contemporanei tra le comunità e tra gli individui.
Assunto che anche l’ambiente è il prodotto, in continua evoluzione, di questi conflitti, è lecito indagare se sussiste un rapporto problematico simile (e allo stato attuale dell’arte, verosimilmente non risolvibile) anche per i tre grandi pilastri sui quali poggiano, in Occidente, i valori ambientali:
Sviluppo, qualità della vita, sostenibilità.
Lo sviluppo è il prodotto del confronto/scontro tra L’Umanità e la Natura, genera ricchezza attraverso la continua sottrazione e mortificazione di risorse naturali primarie, molte delle quali disponibili in quantità limitate (alla scala “umana”di valutazione temporale).
La qualità della vita è direttamente connessa alla ricchezza collettiva ed individuale (e questo vale per l’intera Umanità, quella a Nord come quella a Sud del Mondo). La qualità della vita resta un concetto con un ampio margine di ambiguità, derivando principalmente da una valutazione soggettiva (in sintesi, sul binomio: accettabile, non accettabile) che si modifica e si può influenzare dall’esterno nel tempo e nello spazio.
E la sostenibilità? Mah! Probabilmente ” la sostenibilità sta allo sviluppo e alla qualità della vita come la solidarietà sta alla libertà e alla uguaglianza“….Una di quelle equazioni dove capisci quasi subito che poi, arrivati in fondo, non si ci sarà la semplificazione.
Una convergenza tra i tre valori parrebbe concretizzarsi là dove la maggior parte degli individui ha raggiunto un livello di sviluppo e di qualità della vita tali che può considerarsi sollevata dalle necessità più impellenti e si può porre il problema di un miglioramento complessivo dello stato di benessere da molti punti di vista: popolazione, sanità, istruzione, lavoro, giustizia, tenore di vita (ricchezza), ambiente.
Ma sviluppo e qualità della vita riportano al concetto moderno di “progresso” che è un processo evolutivo delle scienze. La sostenibilità richiede una visione chiara e preveggente del futuro. Non si può comprendere il futuro se non si conosce il passato. La sostenibilità richiede perciò la saggezza.
La saggezza è una qualità individuale….

