26 gennaio 2012

Consulenti Ambientali: Cosa Stiamo Diventando?!

Ho appena terminato con l’ennesima telefonata: non importa con chi, sia esso stato un soggetto privato o un rappresentante della pubblica amministrazione, né l’argomento specifico. È la sostanza del contatto che si impone: inazione, smarrimento, ipocrisia, confusione, irresponsabilità, che  impediscono l’accesso al problema, lo avvolgono di una tensione peciosa, lo ingigantiscono ogni oltre misura.

Da sei anni è il tran tran quotidiano, il replicarsi di dejavù sempre più sbiaditi, di ritardi indifendibili e di immeritate attese.

Sono consulente, il mio ruolo deve essere:
•    promuovere le istanze del Cliente
•    facilitare lo sviluppo delle procedure
•    rimuovere il problema
con un processo sequenziale di analisi & sintesi basato su quattro elementi portanti:
1) la valutazione del problema,
2) la scelta della strategia di gestione,
3) il controllo della tensione attorno al caso,
4) la comunicazione.

Ritengo mio compito ricercare il corretto equilibrio tra le differenti istanze, tale da consentire l’adozione di azioni proporzionate, non discriminatorie, trasparenti e coerenti, di richiedere una procedura strutturata che applichi decisioni assunte sulla base di informazioni particolareggiate e obiettive.

Per raggiungere questi obiettivi sono convinto promotore di come sia indispensabile operare con buon senso, esercitare l’ascolto favorendo il silenzio attivo, cogliere le opportunità che nascono dalle coincidenze, agire con ottimismo, coraggio  e prudenza attiva.

Pazienza, coordinamento, fantasia nel disporre scenari, fiducia  nelle scelte, rigore nelle prescrizioni, dare animo, aiutare gli altri a riconoscere intelligentemente i propri interessi, porsi nella posizione della controparte, trattare temi difficili con disincanto ma anche con leggerezza sono ingredienti che reputo essenziali per “essere” consulente.

Applicarli mi permette ogni mattina di aprire lo studio e ogni sera (tardi) di chiuderlo.

Sono passati più di venti anni dall’inizio di questa ininterrotta attività in campo ambientale, quasi trenta in quello, più vasto e per me sempre fonte di nuove meraviglie, della geologia.

Da un po’ di tempo ho un sogno ricorrente: mi trovo in ambienti sempre diversi, stabilimenti dismessi, camere d’albergo, improbabili automezzi, nella condizione urgente di rimettere a posto, ordinare, stivare oggetti dei più disparati e incompatibili, con già la consapevolezza di non avere a disposizione il tempo necessario per completare l’opera e di non conoscere con precisione la destinazione finale; mi colpisce soprattutto la sciatteria degli oggetti, tutti già usati, sporchi, inutilizzabili.

Da un po’ di tempo, nel prestare il mio servizio di consulente ambientale avverto di somigliare sempre più alla casalinga autistica intenta a mettere ordine nel cassetto dei bottoni mentre tutto intorno delinquenti e nuovi groll, indisturbati, devastano la Casa.

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8 Commenti a “Consulenti Ambientali: Cosa Stiamo Diventando?!”

  1. Salvo68 scrive:

    Parole di civiltà tese a dare un contributo per la realizzazione di un ambiente migliore e conseguentemente innalzando la qualità della vita. Ciao

  2. Consulenti Ambientali: Cosa Stiamo Diventando?! – postilla.it | studioFonzar's Blog scrive:

    [...] Consulenti Ambientali: Cosa Stiamo Diventando?! di Corrado Tumaini [...]

  3. franz scrive:

    Caro Corrado, (ti leggo da qualche anno e ho sento provato un’energia di una persona giusta) dobbiamo fermare le navi, le auto, ecc. smettere di fare inchini, di correre dietro ai numeri (essendo geologi) di ripartire dalla natura e faremo la fine delle trilobiti.
    Un abbraccio,
    ps fare una pulizia periodica è molto utile in tutti i settori
    Franz fwspeek

  4. franz scrive:

    Caro Corrado, (ti leggo da qualche anno e ho sento un’energia di una persona giusta) dobbiamo fermare le navi, le auto, ecc. smettere di fare inchini, di correre dietro ai numeri. Sono anch’io di cultura geologica, se non rivediamo il sistema, osservando la storia della Natura, faremo la fine delle care trilobiti.
    Un abbraccio,
    ps fare una pulizia periodica è molto utile in tutti i settori e rileggere i testi prima di inviarli.

    Franz fwspeek

  5. alberto pierobon scrive:

    La questione, a mio modesto avviso, non sta nel rapporto psicologico o tecnico con il committente, quindi (come si dice) nè nel saper fare, nè nel saper essere. Il punto è che il cosiddetto “mercato” delle consulenze ambientali risente del “mercato” ambientale, dove quasi tutti (imprenditori e non solo) mettono al primmo posto il guadagno o comunque misurazioni economiche. In questa ottica le consulenze devono “adeguarsi”, spingendosi addirittura a veri e propri “azzardi”, perdendo di vista la sostanza per rivestirla come occasione di fare un affare. Molto si è davvero “guastato” (soprattutto in questi ultimi anni) e, a parte le consulenze “procedurali” o di basso livello che continuano nel loro tran tran quotidiano e tra mille difficoltà visto l’affollamento, il settore è infestato di parolai, cortigiani, ipocriti, invidiosi, ruffiani,etc., e, sia detto, sempre più da delinquenti (o loro servitori). Rimangono poche persone serie e oneste, anzi, questa è diventata una nicchia sempre più marginalizzata dal mercato. Addirittura si strumentalizza, da parte di qualche “sacerdote” del diritto e della pratica ambientale la nicchia, sbandierando onestà e franchezza che in realtà diventano veicolo di business per corsi e pubblicazioni varie (il SISTRI insegna: chi come lo scrivente invitava clienti e pubblico ad evitare corsi in attesa di assestamenti legislativi ha perso, come si dice, occasioni di fatturato nella formazione, ma si tratta di un questione di serietà). Quindi è facile capire (anche a chi non frequenta questo “ambiente”) cosa stia diventando questo settore: affollato da gente che si improvvisa, frequentato da lazzaroni, incasellato in scuole di pensiero o in gruppi di appartenenza, oltre i quali non molti professionisti “fuori” da appartenenze e dai giochi di cui si è detto. Diversa, mi pare, possa essere la risposta del , la quale domanda sembra implicare una attività mimetica al suddetto mercato e sue tendenze, quindi le opzioni, al dunque, sono: o si sceglie la nicchia (assumendosene rischi e precarietà), o ci si conforma al mercato, o si esce (spazialmente o come materia). Insomma, occorre fare una scelta, coerente con il proprio vissuto, il quale vissuto non può essere disgiunto dall’attività lavorativa (anzi…).Mi pare quindi che emergano, da sfondo, altre più fondamentali scelte (indipendenza,libertà, qualità della vita, coerenza, etc.) sempre più ardue in questa (invero lunga) contingenza socio-economica e in questo Paese.

  6. Roberto scrive:

    Caro Doc.
    Nonostante non ti abbia mai scritto, il tuo blog è uno dei pochissimi, forse l’unico che seguo con estremo interesse. Voglio segnalarti un articolo che ho letto da un portale del settore(edilportale) che aggiorna chi come noi, si muove nella foresta oscura dei decreti ministeriali, i quali non fanno altro che aumentare il pressappochismo che regna in questo paese.
    A presto

    27/01/2012 – Slitta la definizione di un panorama normativo certo per l’impiego di terre e rocce da scavo. Dopo l’approvazione di metodi con cui differenziare i rifiuti dai materiali da riutilizzare, il decreto liberalizzazioni ha rimandato la regolamentazione della materia a un decreto ministeriale successivo.

    Qualche chiarimento è stato introdotto con il Decreto Legge 2/2012, recante misure urgenti in materia ambientale.

    Nella relazione del Dl 2/2012, così come uscita dal Consiglio dei Ministri, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, si legge che i materiali di riporto storici devono essere considerati sottoprodotti e non rifiuti. Si tratta di terre costituite da una miscela di materiali di origine antropica e terreno naturale che, utilizzati nei secoli per riempimenti e livellamenti, hanno determinato un nuovo orizzonte stratigrafico.

    Il testo fornisce un’interpretazione del D.lgs 152/2006, Testo Unico ambientale. La conferma definitiva dovrebbe arrivare con uno o più decreti del Ministero dell’Ambiente, cui è demandata la fissazione dei criteri in base ai quali distinguere tra rifiuti e sottoprodotti.

    In base al Testo Unico ambientale, è sottoprodotto e non rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante e il cui scopo non è la produzione di tale sostanza od oggetto, utilizzato nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione. L’utilizzo deve essere diretto e non può comportare un trattamento diverso dalla normale pratica industriale. La sostanza o l’oggetto non devono infine procurare danni all’ambiente.

    Qualche chiarimento aggiuntivo era atteso dal decreto sulle liberalizzazioni. All’approvazione in CdM di una disciplina ad hoc per iniziare a mettere ordine nel reimpiego delle terre e rocce da scavo derivanti dalla realizzazione di gallerie, ha fatto seguito un dietrofront dell’Esecutivo, che ha rimandato la regolamentazione del settore all’emanazione di un decreto da parte del Ministero dell’Ambiente.

    Il testo uscito dal CdM considerava sottoprodotti, quindi riutilizzabili, le terre e rocce da scavo che durante il ciclo produttivo potevano risultare contaminate o mischiate da acqua, materiali, sostanze e residui di varia natura, come calcestruzzo, bentonite, pvc, vetroresina (Leggi Tutto).

    Ricordiamo che l’ex Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo aveva varato un decreto per la definizione della materia delle terre e rocce da scavo. La bozza, che aveva destato qualche preoccupazione e aveva spinto il Consiglio di Stato a chiedere chiarimenti a riguardo, si è però arenata con le dimissioni del Governo Berlusconi.

  7. alberto pierobon scrive:

    su terre e rocce da scavo ci sono alcuni articoli ricostruttivi(per esempio del magistrato Amendola), ma la lettura da farsi è anche pratica: art.49 dl. 1/2012; art. 3 d.l. n.2/2012 e parere del Consiglio di Stato al regolamento ministeriale. Se interpolate storia delle modifiche con la loro effettiva modifica, utilizzando per esempio la tecnica di fuga del sottoprodotto, ed entrate nel merito, stressando la simulazione per vedere l’effetto che fa trovate la risposta ad ogni caso: per alcuni possiamo convenire, per altri è facile capire quale è la vera intenzione (volontà, anzi interesse).

  8. Andrea scrive:

    Salve,
    Sono anche io consulente ambientale e ritrovo, in quest’epoca di pressapochismo, in pieno nel testo del Post e nel commento del Dott. Pierobon.
    Nell’era di Intenet si ha accesso a molte informazioni ma l’abilità di oggi stà nel filtrarle e depurarle, oggi più che mai serve oggettività e spirito critico.
    A questo punto ormai io (anche se sono in una nicchia) me la caverò ma il mio pensiero ricorrente và ai miei due figli.
    La mia speranza ora è che vadano a fare gli agricoltori!!
    Vedremo cosa il futuro ci riserverà.

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